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3 gennaio 2016

Che dici se il 2 gennaio apriamo insieme la tana?

Accogliere sempre
Ormai l'anno nuovo è arrivato da un giorno ma come proposito personale mi sono imposto di non perdere le buone abitudini passate e affrontare sempre col sorriso tutto quello che mi accadrà. Non sempre ci riuscirò, perché purtroppo non sempre sono così ligio alle mie promesse, ma comunque ci proverò.
Un mio buon proposito del 2016 (spero di riuscire a mantenere il più possibile) è quello di continuare a dedicare il mio tempo libero all'attività bandistica in tutti quegli aspetti che più mi interessano. Sicuramente l'animazione in reparto è l'attività che seguo maggiormente, ma spero di trovare qualche ritaglio di tempo per le attività di accoglienza presso la tana dell'orso. Sono proprio questi ultimi turni che mi stanno aiutando a vivere l'importanza che questo locale ha, non solo per noi volontari, ma soprattutto per quei genitori che rincorrono la loro quotidianità.
E' una mattina piovosa e fredda, che ha inizio alle 9.15 con un caffè preso insieme alla mia compagna di tana. E' stata proprio di Elena, è il nome dell'altra orsa che starà con me fino alle 12.30, l'idea di iniziare così il turno e l'ho trovato sicuramente un ottimo modo di partire.
Le 9.30 arrivano puntuali e la saracinesca della tana si alza per la seconda volta nel 2016. E' tale e quale a come l'avevo lasciata nell'anno precedente: colorata, festiva e piena di vestiti profumati, asciutti e pronti ad essere riconsegnati ai proprietari. Si inizia il turno andando ad aprire le finestre, accendere i condizionatori, accendere i computer e leggere l'agendina per capire cosa c'è da fare. Rimango piacevolmente sorpreso dal semplice "Buon Anno" scritto proprio nella prima pagina da un altro volontario. E' un bel modo di iniziare!
Tempo di prendere confidenza con i panni in lavatrice e facciamo la conoscenza di una coppia di genitori, oserei dire sardi dall'accento, che cedono delicatamente ai vizietti che la tana offre: entrambi accettano volentieri un caffè, ma non si accomodano e nemmeno cedono alla tentazione dei biscotti nonostante abbia provato in ogni modo a farglieli prendere... Nulla, integerrimi: la dieta rigorosa ha vinto! Un dialogo banale e qualche battutina qua e là ci ha fatto sorridere così da iniziare bene quella giornata.
Tempo di controllare i nostri rifugi e far partire la lavatrice che un altro papà varca la soglia.
E' molto garbato e pacato: come da accordi telefonici sarà lui il prossimo ospite di una nostra stanza. Rimane stupito che il volontario (in questo caso me) lo accompagni all'interno del rifugio, gli porti le lenzuola, le federe e gli chieda se ha bisogno di un accappattoio! Devo dire che non mi era ancora capitato di fare entrare un genitore nel rifugio e l'impacciataggine si è vista: non sapevo dove fosse l'occorrente per il pernottamento, mi sono dimenticato di far compilare il modulo eppure lo sapevo bene... Insomma un piccolo disastro, ma per fortuna tutto recuperabile grazie alla mia compagna di tana che ha sistemato ciò che io non ero in grado di fare.
Essere un orso non vuol dire risolvere tutti i grandi problemi di una famiglia, ma semplicemente dimostrare di esserci con le proprie caratteristiche e capacità, il proprio sorriso e disponibilità.
Sono proprio felice di aver puntato la sveglia presto nonostante sia in ferie, di aver sfidato la pioggia e il freddo che sicuramente mi avrebbero chiuso in casa facendo vincere la mia pigrizia per aprire la tana.
Gigio

16 dicembre 2015

Un punto di incontro

Sono in ferie e questa sensazione di libertà l'avverto abbastanza ed in più sono felice perché tra qualche giorno partirò per 4 giorni. Insomma non poso proprio lamentarmi e il mio umore sta decisamente bene. Ma cosa centra questo con la band degli orsi? In effetti la domanda è pertinente e la risposta è senza ombra di dubbio "non centra nulla". Mi serviva solo per dare l'idea del mio stato d'animo quando ho iniziato il turno in tana.
Ho deciso di dedicare 3 orette del mio tempo libero per condividere questa mia sensazione con altri volontari e aiutare a dare un pochino il cambio a chi questo lo fa ogni settimana per diverse ore e quasi tutto l'anno.
Tornando al fulcro del discorso, questo turno in pausa pranzo verrà ricordato con piacere da me perché ho fatto la conoscenza con una volontaria che non avevo mai incontrato prima e che, come me, dedica il suo tempo libero per tenere aperta la tana in pausa pranzo. Non ricordo se ci siamo detti da quanto tempo siamo volontari ma, a differenza sua, io di lei sapevo solo il nome (lo dico con dispiacere ma è veramente difficile conoscersi tutti perché siamo tanti e tutti impegnati in diverse attività che non sempre si incontrano), mentre lei aveva ben chiaro quale fosse la mia collocazione.
Qualche domanda di routine e il silenzio della tana si rompe: ci raccontiamo qualche esperienza di turni in tana e qualche piccola riflessione su determinate situazioni affrontate...
La porta si apre ed entra una mamma, in punta di piedi che subito ci osserva e ci chiede se può entrare a cucinare; è un pochino intimidita perché non ci conosce ancora bene, ma io sfortunatamente si... Dico sfortunatamente perché l'ho incontrata al Gaslini e mi ricordo anche suo figlio! Ma questa è un'altra storia e non sarò io il narratore.
Si dirige in cucina sapendo già dove trovare gli utensili che le servono: è indice che a lei quel luogo è quasi familiare. Mentre cucina scambiamo 2 chiacchiere giusto per conoscersi un po' meglio e ci racconta un'antica storia orientale sui legami speciali tra uomo e donna. E' la storia di un uomo che sta cercando moglie per mettere su famiglia. Il destino ha in servo per lui una futura sposa che però è ancora una bambina; questa certezza è data dal fatto che i loro mignoli sono legati da un lungo ed invisibile filo rosso (solo il vecchio monaco a cui l'uomo si rivolge per un consiglio poteva vederlo) ma l'uomo non ha la pazienza di attendere e così ordina di ucciderla. Il piano dell'uomo fallì e, come il vecchio gli predisse, anzi diventarono marito e moglie perché il loro destino era proprio quello (leggete la storia completa del filo rosso del destino).
INAUGURAZIONE DEL SECONDO APPARTAMENTO
Punto di incontro: inaugurazione rifugio 2
Dopo il racconto fu inevitabile il confronto tra le due donne ed ovviamente potete immaginare cosa si dissero. Io rimasi in un angolo a fischiettare come se nulla fosse: mi conveniva così visto che il racconto non metteva proprio in buona luce l'uomo. A buon intenditore poche parole!
La mamma finisce di cucinare e se ne ritorna al Gaslini, lasciando me e la volontaria da soli a discutere di argomenti semplici e quotidiani come il taglio dei capelli! Niente di filosofico o esistenziale ma un banale confronto tra due persone che si erano appena incontrate.
Ecco a cosa serve la tana: non sempre deve essere una valvola di sfogo dei genitori, ma un punto di incontro tra percorsi di vita differenti o ancora più banalmente un luogo dove 2 volontari si conoscono per la prima volta.
Gigio

6 maggio 2015

Delicatezza

Un orso delicato
Questa mattina ho in mente la parola delicatezza, ma non so bene il perché...
Questo termine lo associo come una caratteristica richiesta ad un orso.
Cercando su internet una definizione per questo termine ho trovato le seguenti:
1 Qualità di ciò che non urta, non offende i sensi ma al contrario li blandisce, inducendo sensazioni gradevoli SIN finezza, morbidezza: d. di una stoffa
Come la maggior parte delle persone immaginano, ogni orso entra in contatto con una realtà non proprio idilliaca (sappiamo che se un bambino è in ospedale non è lì certamente perché lo ha scelto); spesso ci sono situazioni così delicate in cui l'irruenza seppur giocosa non aiuta. Certamente noi orsi non ne siamo a conoscenza e nemmeno lo vorremmo sapere però attraverso alcuni atteggiamenti dei genitori o dei bambini stessi dobbiamo delicatamente introdurci nella loro realtà e rispettare la loro situazione. Tutto ciò è possibile solamente utilizzando un po' di delicatezza!

2 Qualità di chi usa discrezione e tatto cercando di non offendere, di non essere inopportuno SIN sensibilità, garbo: aiuto offerto con molta d.
Anche questa seconda definizione è molto coerente con l'attività che andiamo a fare. Spesso ci è richiesto di agire in situazioni particolari non per le situazione clinica, ma per il vissuto di queste persone. Ad esempio mi è capitato personalmente di dover rimanere sul ciglio della porta di una stanzetta perché al suo interno c'era una mamma che stava allattando ed è entrata la mia compagna di reparto da sola per dare modo che la mamma si potesse coprire e quindi decidere se fosse il caso che anche io entrassi.
Un' altra situazione in cui mi sono imbattuto e che mi ha richiesto delicatezza è stato l'incontro con una famiglia musulmana: la mamma per formazione religiosa non si faceva vedere da me da sola e quando in tana salivo al piano di sopra per aiutare il marito col computer si metteva in un angolo del soppalco in modo che non la vedessi. Ci ho messo un pochino a comprendere questo atteggiamento, ma con delicatezza ho accettato la situazione senza alcun problema.
3 Fragilità
Questa è la definizione più complicata: dietro ad ogni orso c'è sempre una parte fragile, sensibile che si cerca di difendere per tutela del volontario.

Ecco perché anche se la delicatezza non è proprio una caratteristiche maschile sto cercando di acquisirla e apprenderla.

Gigio

4 marzo 2015

Quando si apre quella porta...

2
La nostra tana
La tana è un piccolo porto in cui approdano diverse persone, ognuna con il suo carattere, la sua storia. Ogni volta che quella porta vetrata si apre, non si sa mai chi sta per varcare la soglia: entrano volontari di passaggio che portano i loro saluti prima di andare in reparto o di ritorno da qualche evento o semplicemente perché sono nei paraggi; entrano genitori sorridenti perché il loro soggiorno sta terminando e/o il loro percorso sta volgendo al termine, entrano soci e sostenitori che vengono per festeggiare qualche ricorrenza particolare insieme a noi.
Una cosa è certa: la persona che esce dalla tana ha lasciato qualcosa di sé di molto particolare ed è proprio di questo che scriverò. Voglio parlare di una persona che senza che se ne accorgesse ha lasciato il suo segno. Non ha fatto nulla di eclatante ma semplicemente mostrato un garbo e una gentilezza che non assoceresti mai ad una persona che sta facendo di tutto per raddrizzare la vita della sua famiglia con ogni mezzo a disposizione.

Ci siamo incrociati 2 volte: la prima molto superficiale dove per me è stato difficile inquadrare la persona che avevo davanti. La prima impressione è che fosse una persona come tante altre... La seconda invece mi ha proprio colpito! Sarà che ho più tempo da dedicargli, sarà che sono più riposato, sta di fatto che qualcosa è scattato. E' proprio adesso che scrivo mi rendo ancora più conto di quanto le apprenze ingannino!
Mi parla con gentilezza chiedendomi di ripristinare un programma che utilizza per sentire i suoi parenti lontani. L'operazione non è complicatissima ma ha richiesto un pochino di tempo, proprio quello per preparare un veloce pranzo (in realtà è entrato per quello chiedendo un misero panino e una volontaria di turno con me gli ha proposto un piatto di pasta).
Tendenzialmente nessun volontario mangia la pasta della tana: quella è per le famiglie che ne hanno veramente bisogno. Questa volta ho dovuto trasgredire la regola perché sarebbe stato molto brutto lasciare quella persona da sola a pranzare. Si vedeva che voleva scambiare 2 parole, più che altro penso per gratitudine. A tavola la conversazione scorre velocemente. Ci conosciamo un po' parlando di lavoro, della sua città natale... Con le parole è incredibile come si possa tornare indietro di mezzo secolo in luoghi distanti migliaia di chilometri...
Il turno è complicato: arrivano mille richieste, persone che vogliono vedere le bomboniere, genitori che lasciano il rifugio perché se stanno tornando a casa ed altri che invece vogliono trovare delle sistemazioni provvisorie... E lui silenzioso al piano di sopra che non chiede nulla di nulla! Vede che non è il momento per reclamare attenzione.
Quando finalmente arriva un po' di calma possiamo ricominciare là dove ci eravamo interrotti.
Prendiamo insieme un caffè e mi racconta ancora un po' della sua vita e quando lo fa mi si stringe il cuore... Una vita complicata, ma nonostante questo non si abbatte e continua ad andare avanti!
Non voglio scendere più nel dettaglio, perché non è questo il luogo e non è nemmeno corretto nei suoi confronti (quella è la sua vita vita privata e come tale va custodita e difesa).
Ho deciso di parlare di questa persona perché ha reso un pomeriggio molto speciale! E' per persone come lui che è nata la tana e quando varcano la porta non potete capire quanto siamo felici di essere lì in quel momento!
Non so che cosa dire oltre che augurargli di raggiungere gli obiettivi prefissi e che tutto vada al suo posto!

Gigio

1 febbraio 2015

Un ovetto domenicale

E' domenica e ho risposto ad una richiesta di copertura del turno in pausa pranzo. Mi piace andare alla domenica soprattutto in pausa pranzo perché mi aiuta a sfruttare bene le potenzialità della giornata.
Tendenzialmente la dedico alle partite di calcio: guardo i risultati alla tv sperando che la mia squadra del cuore vinca senza farmi soffrire troppo e poi attedo che arrivino le 18 per vedere le azioni salienti della domenica.
Quando invece c'è una bella giornata provo ad uscire e a prendere un po' di aria e godermi il sole: qualce volta mantengo questo proposito qualche volta invece mi lascio vincere dall pigrizia e mi dedico solamente alle partite in tv.
Ecco che a volte mi concedo il lusso di passare il tempo in tana. Lo faccio volentieri perché sono certo che lì incontrerò un orso come me che ha altrettanto piacere ad essere lì e a passare un paio di ore in mia compagnia: fino ad ora è stato così e non mi sono mai pentito di questa scelta.
Anche questa domenica è andata così: ho scelto il mio pranzo, ho preso l'auto e sono coso in via Redipuglia.
Quella domenica tutto sommato sembra tranquilla fino a quando a varcare la porta è un papà che mi fa sempre molto piacere rivedere: è una persona positiva e si vede che viene a trovarci proprio con piacere! E' una soddisfazione vederlo sorridere e salutarci stringendoci la mano. Con lui si parla del più e del meno e il tempo vola in un attimo. Arrivano i nuovi ingressi e si illustra un po' la tana e i suoi servizi. In un attimo la tana è piena di persone gioiose.
Quella domenica però la ricorderò per un altra situazione; una mamma ha assolutamente bisogno di un ovetto per trasportare a casa il suo bimbo: il suo ricovero è finito e la voglia di correre via è tanta. I volontari di turno si impegnano tanto a trovare una soluzione (quando sono arrivato io di turno c'erano già 4 volontari che seguivano il problema). Le serve assolutamente una carrozzina che però al momento non disponiamo. Per fortuna nei nostri box ci sono degli ovetti nuovi che non usiamo e che forse è il caso di regalare in situazioni come questa: una chiamata per capire se fosse lecito farlo e via.
La mamma è proprio felice e non sa come ringraziarci: si vede la sua spontaneità e gratitudine! Nonostante avesse le mani piene trovò un modo per stringerci la mano e col sorriso stampato in volto ci ringraziò in ogni modo. Non riesco a descrivere la soddisfazione che abiamo avuto noi volontari a vedere quesa mamma uscire e stringere forte quel dono!

21 gennaio 2015

Come si conquista l'affetto?

Evento a Molassana di venerdì 5 settembre 2014
La band degli Orsi

E' il turno di provare a descrivere qualcosa che mi ha colpito nel profondo: è la testimonianza di una persona che ha passato dei momenti molto difficili qui a Genova e che adesso con tuta la serenità lo ha esposto.
Non la ho conosciuta di persona, o forse è meglio che dica che non ho voluto conoscerla. Non per cattiveria, sia chiaro, ma semplicemente perché ritenevo e ritengo ancora adesso che le mie spalle non siano abbastanza larghe e robuste da sopportare alcuni pesi: non dico che voglio essere spensierato come un bambino o un sognatore come da adolescente o forte e temprato come una persona adulta... Voglio essere semplicemente me stesso!
Sembra facile e scontato da dire, ma vi assicuro che per me non lo è per nulla.
Il vero me stesso bandista, o almeno quello che credo di essere, è una persona che batte i piedi per fare rumore e attirare l'attenzione di un bambino, oppure quello che utilizza delle voci bizzarre per interpretare i personaggi di alcune favole o inventa storie alquanto ridicoli su strane somiglianze con divi bellissimi di Hollywood o di strani fidanzamenti con principesse marionette incontrate nei negozi di giocattoli... Sono cosciente che il luogo dove "agisco" è un posto dove è presente la malattia ed in alcuni reparti è molto forte questa sensazione (almeno immagino che sia così perché per quanto vi ho detto non credo di avere la forza per affrontare ancora queste situazini) ma quello che mi colpisce, soprattutto alla lunga, è la gioia del vedere che con un ciuffo ballerino trattenuto a stento da un cerchietto con delle renne natalizie sono riuscito a strappare un accenno di sorriso ad bambinone (dico bambinone perché aveva 1 anno e mezzo ma dalla statura così imponente che sembrava avesse almeno 3 anni)... Insomma credo e spero di essere un tipo molto bizzarro, simpatico e colorato.
Per mantenere questo mio modo di essere, certe realtà non le voglio conoscere ed è per questo motivo che ho scritto che non ho voluto conoscere questa persona. Mi dispiace non averlo fatto perché ho capito cosa mi sono perso (le parole di questa persona sono di una gratitudine incredibile che è impossibile rimanerne estraneo), ma sono estremamente felice nel sapere che la sua vita e quella della sua famiglia stanno ritornando sui giusti binari perché sono notizie che ti aprono il cuore, che ti fanno sempre tornare a sognare.
Non voglio prendermi meriti che on ho, ma dare il giusto spazio a quei volontari della band che hanno avuto la fortuna ma soprattutto la forza di aprirsi a lei (forse la forza è un termine sbagliato perché quello che deve essere chiaro è che i genitori che si interfacciano con noi in modo così pesante, ma si concedono un po' alla volta, un sassolino alla volta fino a quando capiscono di potersi fidare e che la persona con cui parlano è in grado di ascoltarli): è grazie a loro che il legame con questa famiglia si è rafforzato ed è sempre grazie a questi volontari che sono fiero di fare parte di questa associazione.
Gigio

25 giugno 2014

Patch Adams

Incredibile a dirsi, ma domenica è stata la prima volta che ho visto il film Patch Adams con Robbin Williams nonostante spesso la figura di noi orsi viene affiancata alla sua. Un'idea ovviamente me l'ero già fatta ma solo sommaria; avevo capito che entrambi avevamo lo stesso obiettivo: portare il sorriso dove quello manca a causa delle circostanze, mettersi in ridicolo per trasformare una stanza in una foresta piena di animali feroci da colpire con una pistola giocattolo e creare un livello in più tra le famiglie e i dottori.
Queste sono quelle somiglianze che vengono subito in mente quando si cerca di immaginarci all'opera e come dicevo non è tanto distante dalla realtà, ma ci sono alcune differenze non da poco. Noi orsi (o almeno gran parte di noi) non abbiamo nessuna qualifica in medicina, non siamo personale del Gaslini ma siamo autorizzati per muoverci al suo interno.
Siamo coscienti che il nostro compito non è quello di raccogliere informazioni sulla malattia ma semplicemente entrare per una ventina di minuti in uno scorcio di vita di persone sconosciute prima e dopo la nostra visita. Non siamo lì per stringere legami, ma semplicemente a portare la nostra leggerezza, "superficialità" nell'approccio per iniziare un viaggio puramente fantasioso in cui la mente si estranea dal luogo in cui il corpo è rinchiuso.
Chi ha visto il film avrà ben chiara la motivazione di questo nostro comportamento: non avendo alcuna competenza (o almeno non è richiesto averne) il rischio di rimanerne segnati è forte.
Di sicuro quello che ci avvicina all'ideologia di Patch Adams è il concetto del migliorare la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie. Sono nati così la Tana degli Orsi, il Rifugio degli Orsi 1 e 2. Sono locali comprati e ristrutturati grazie all'aiuto economico dei nostri sostenitori.

Gigio

6 novembre 2013

Cercare e trovare sempre un sorriso

Questa volta non voglio parlare sempre di famiglie coraggiose, di bambini eroici e ancora meno di situazioni spiacevoli, ma di piccoli episodi che mi portano verso la band; quello che mi fanno sembrare un "volontario santo"...
Sono episodi normalissimi adesso che li racconto e li metto per iscritto, ma era quello che stavo cercando il momento in cui ho compilato il modulo per entrare a far parte della band e nonostante il tempo sia passato continuo a ritrovarli nei vari orsi che incontro siano essi nuovi oppure veterani.
formazione 2013E' venerdì e ho deciso che una volta terminato il mio lavoro mi dirigo in tana ad incontrare Monica. E' tanto che mi chiede di passare qualche volta dalla tana ma per un motivo o per l'altro faccio orecchie da mercante... Ma non questo venerdì: ho deciso che quel pomeriggio studieremo insieme qualche piccolo trucco di magia da fare in reparto. Mi mostra subito un trucco che ha imparato velocemente guardando i video su youtube: è in grado di trasformare delle palline in un cubo.
Passiamo un paio di ore a studiare come utilizzare le carte magiche che ha ricevuto come regalo e il tempo passa rapidamente e sono già le 19.30... E' ora di andare via. Peccato perché avevo dimenticato le notizie non positive che avevo ricevuto al pomeriggio...
Un altro episodio mi è accaduto giovedì: sono in aula magna e mi è stato chiesto di presentare un po' il progetto riguardante il nostro quartier generale all'interno del Gaslini. Non ho preparato nulla ma in fondo devo parlare di un qualcosa che seguo con molta cura insieme a Cristina. Qualche risate e qualche nozione e la spiegazione finisce! E' il momento di andare quando Cristina mi chiama a sè e mi lascia un piccolo pensiero... Così lo descrive lei, ma per me è molto. Sarà qualcosa che porterò con me ogni volta che andrò in reparto.
Forse qualcuno riterrà normali questi episodi, ma per me non lo sono ed è per quello che quando ho voglia di rilassarmi e passare dei bei momenti mi rifugio in band dove sono certo di trovare un sorriso.

Gigio

27 ottobre 2013

Diventiamo...

Serata Diplomi
Diventare...
La band si sta mettendo in gioco ed io con loro. Nuove forze stanno entrando e questo ci da la carica e la spinta a proseguire. Un passo alla volta, tutti insieme, sempre colorati e a volte magari un po' rumorosi, ma sempre convinti di percorrere la strada giusta.
Abbiamo le prove che i nostri sforzi siano ampiamente ricompensati quando ci accorgiamo che in tana i genitori sorridono, si dimenticano, seppur per poco, del motivo reale della loro permanenza a Genova. Ci sono papà che imparano i nostri nomi molto in fretta; ci sentono vicini e non solo emotivamente. Una sera, rispondendo al telefono della tana, ho sentito una voce. Non ho capito il suo nome ma ha chiesto indicazioni su come raggiungerci. E' stata più lunga la telefonata che il tempo di vederlo davanti alla porta vetrata...
Un'altra prova dei grandi passi in avanti è rappresentata dai nuovi ingressi: sono tanti e pieni di energie. Qualcuno è timido, qualcun'altro no, ma sono tutti ben intenzionati. Ridono e iniziano a immaginarsi all'interno della band. Si illuminano quando iniziano a capire che anche loro avranno quella maglietta colorata, quando gli si chiede che taglia indossano... Stanno iniziando a capire che la band non è solo reparto... Stanno iniziando ad integrarsi, a percorrere la strada che tutti noi abbiamo fatto per "Diventare..."
Ecco la parola d'ordine di quest'anno!

Gigio

13 ottobre 2013

Due anni di Tana

Buon Compleanno Tana
Sono stati due anni intensi di sorrisi e di pianti, 2 anni di preoccupazioni seduti in poltrona a sorseggiare caffè e 2 anni di gioco seduti per terra a comporre puzzle, sono stati due anni di visi apparsi una volta sola o volti così familiari da diventare famiglia, sono stati due anni di odori di cucine provenienti da altri paesi e due anni di profumo di bucato nei giorni di pioggia quando aprivi la tana la mattina e tutto lo spazio era pieno di stedini. 
Sono stati due anni di tappetino da ricordare la sera alla chiusura e due anni di agende su cui scrivere consegne, due anni di volontari: quelli che c'erano sempre, quelli che ci sono stati una volta sola o quelli che ci sono stati solo con il cuore, due anni di grazie da ricevere e due anni senza sapere cosa dire difronte al dolore, due anni di abbracci, di pacche sulle spalle, di sguardi e di arrivederci. Due anni intensi di vita e di vite, le nostre e quelle di chi ha varcato la soglia della tana almeno una volta.
Alla Tana e alla Band auguro di avere tanti altri anni di tutto questo e molto di più anche se a volte ci dimenticheremo di tirare dentro quel tappetino, se rimarremo senza caffè per un giorno e se difronte al dolore non avremo nulla di più del nostro cuore silenzioso per condividere quel momento; non saremo mai perfetti ma l'importante è che ci saremo sempre!

Vera

2 ottobre 2013

Osservando con attenzione

Ed eccomi di nuovo a raccontare della tana, un luogo particolare dove accogliamo principalmente i genitori o parenti dei degenti e ultimamente anche i loro fratellini per farli sentire di nuovo a loro agio restituendogli un po' di tranquillità al di fuori dell'ospedale. I genitori ci vengono a trovare molto volentieri essendo proprio a due passi... A volte è strano per loro scoprire questo posto... Così vicino ai loro piccoli.
In tana ormai si sentono molte storie di famiglie che si fanno forza appoggiandosi proprio alla loro unione, al loro calore tanto da superare ostacoli molto grandi... In tana si scoprono persone all'apparenza molto forti, determinate che nascondono una storia dolorosa dietro ad un sospiro, dietro ad un gesto quotidiano come stirare che ai più appare noioso...
Sono momenti in cui i genitori appaiono rilassati, tranquilli: immagini che la loro situazione non sia così ma non vuoi indagare... Sai che basta un niente per far venire in mente solo brutti ricordi insieme alle usuali ansie... Scopri che i fratellini sono felici di passare in tana, perché ci sono giochi, ci sono altri bambini, c'è un po' più di spensieratezza...
E allora sei felice di scoprirti piccolino mentre giochi ad Uno, mentre ti rendi conto che quel piccolino sa leggere e sa comporre delle semplici parole a scarabeo, mentre cerchi disperatamente di trovare "Indovina chi?" per giocare ancora...
Poi quando tutto sembra essere passato, quando il ghiaccio è rotto, sono già le 18 e si deve tornare a casa anche se fuori piove, anche se stavi bene dove eri, ma in fondo ognuno deve ritornare alla propria realtà e lottare affinché sia quella che aveva sognato sin da piccolo.

Gigio

29 settembre 2013

La tana... Io la chiamerei...

Papà cuochi :)
La tana... Io la chiamerei la casa delle famiglie, perché quando queste persone arrivano a Genova diventa quasi la loro casa. Si sentono accolti e trovano un po' di quotidianità che hanno solo in quella che è casa loro... Quotidianità rappresentata dalla cena di ieri sera (17 settembre)... Avevano proprio piacere a cucinare per noi: un papà ha portato l' agnello dalla Sardegna! E' stato proprio come stare con dei parenti, fratelli, sorelle, nipoti.... Non c'era distanza tra noi volontari, genitori, parenti: tutti insieme a chiacchierare, ridere e vedere la vivacità che i bambini, stufi di stare a tavola, avevano.
I genitori che fino ad oggi ho incontrato sono fantastici, perché nella situazione difficile in cui si trovano difficilmente si fanno vedere sofferenti o tristi anzi... ci sorridono e ci fanno sorridere. Abbiamo tanto da imparare da loro.
Purtroppo ci sono situazioni pesanti dove non si può rispondere solamente con un sorriso. Ci sono famiglie che devono affrontare situazioni alquanto delicate perché vedono svanire i bei progetti che hanno fatto sui propri figli... E' il caso di una famiglia che ho incontrato in tana e che mi ha colpito tantissimo per la forza d'animo che la signora (mamma di due piccoli) ha dimostrato di avere nell'affrontare la situazione delicata di suo marito e di uno dei suoi figli. Ogni volta che l'osservavo, mi chiedevo:-"Ma come fa?"... Non ho ancora trovato una risposta a questa domanda...
Per loro alcune cose si sono aggiustate, ma altre purtroppo non ancora e dovranno conviverci almeno per un bel po'...
Il giorno della loro partenza ho visto negli occhi di questa mamma la paura e lo smarrimento, con la consapevolezza di dover fare tutto da sola. Non potendo fare nulla di concreto, mi sono limitata a rincuorarla. Quelle parole non hanno risolto il loro problema, ma spero li abbiano aiutati a vedere un futuro più colorato di quello che è il loro presente...
Ritornando a riflettere in modo più propositivo devo dire che siamo molto orgogliosi quando sentiamo dire che l'apertura della tana è stata una bellissima idea e che nelle altre città non esiste un posto così utile e bello tanto da farci "dimenticare" in parte delle notizie tristi che a volte ci giungono alle nostre orecchie.


Rina

22 settembre 2013

Condivisione

Quando il cibo unisce...
Condivisione è la prima parola che mi viene in mente dopo la cena di ieri sera in Tana (martedì 17 settembre).
Condivisione di cibi regionali: amatriciana preparata da un papà di Roma Maccarese e agnello al forno arrivato direttamente dalla Sardegna portato dall'altro papà.
Una lunga tavolata colorata; presenti volontari, amici, parenti e genitori dei piccoli ricoverati, tutti insieme hanno dato vita ad una splendida serata ricca di allegria ed emozioni.
Il piacere di riunirsi come una famiglia anche se lontani da casa e abitudini, ritrovarsi a ridere e scherzare come se si fosse ad una scampagnata...
Sono attimi di vita che correrrano via forse troppo in fretta ma sono quegli attimi che ti fanno comprendere quanto sia bello donarti e dedicarti a queste famiglie anche se poi un saluto diventa malinconia e con loro partirà via anche un pezzettino di noi, volerà a Roma, Uruguay, Sardegna o Palma di Maiorca... Ma è bello sapere che là dove atterrerà resteranno impressi nelle menti di coloro che hanno condiviso dei momenti insieme a noi Orsi della Band.
E' questo il bello di esserci e donare qualcosa (anche solo una cena molto rustica) con la consapevolezza che un pò di malinconia ci avvolgerà alle loro partenze... ma sappiamo che quando loro saranno lontani, li ritroveremo e rideremo di nuovo pensando a loro.

Berta

18 settembre 2013

Il primo torneo di calciobalilla in tana

E' passato tanto tempo da quando è accaduto questo avvenimento, ma mi è ritornato in mente vedendo una scatola in tana piena di cialde di caffè. A me subito non avevano detto nulla, ma non appena leggo il mittente sorrido.
Non ricordo di preciso il giorno, ma so per certo che è una domenica di agosto e mi ritrovo coinvolto in una iniziativa che prevede una serata di relax per i genitori a base di pizza e calciobalilla. Al telefono non avevo ben capito come si sarebbe svolto l'evento ma avevo proprio piacere ad esserci.
Colsi l'occasione e diedi la mia disponibilità a coprire il pomeriggio.
Il mio turno iniziò alle 15 insieme a Barbara e Rina. Indossai la maglia nel soppalco per non dare troppo nell'occhio e iniziai a capire cosa e come potessi essere di aiuto. Quel giorno in tana c'era abbondanza di volontari e quindi di attività pratiche non ce ne furono moltissime. Rina si destreggiava benissimo nelle varie stanze e con i vari genitori tanto da poter fare tutte le attività da sola.
Ogni tanto le nostre chiacchiere venivano interrotte da alcuni papà che entravano ed uscivano dalla tana cercando di capire a che ora iniziasse la serata: fui stupito che tra quei papà ci fosse anche Paolo. In effetti dovevo immaginarmelo vista la sua energia ma speravo fosse già ritornato a casa sua... Il pomeriggio volò per tutti: io, Barbara, Marina e Anna ci dedicammo a fare degli origami a forma di rosa...
Verso le 18 si aggiunse anche Milly appena tornata dall'attività in reparto e colse l'occasione per scambiare due chiacchiere con noi e partecipare a questo torneo.
Le pizze arrivarono verso le 20 e fu strano cenare insieme ai genitori: fu la prima volta che potei mangiare con loro e fu strano vederli al tavolo... In quel momento tutti eravamo felici di essere lì, seduti nel giardino a scambiarci delle risate, chiacchiere... Insomma una cena tra amici.
Finita la cena ebbe inizio il torneo di calciobalilla e anche se non ero proprio un campione mi divertii moltissimo... Certo la mia squadra prese gol alquanto ridicoli, ma non era quello il mio obiettivo. Ricordo ancora adesso quei genitori con quanta veemenza giocavano e quanto quelle partite fossero qualcosa di più... Ad ogni gol subito si ripartiva col sorriso e si guadagnava tanta spensieratezza da portarsi con sè nei momenti meno felici.
Grazie a tutti quelli che hanno reso quella serata post San Lorenzo diversa e che l'hanno trascorsa insieme a me... Ecco che adesso mentre concludo questo piccolo racconto ricordo con certezza la data: era l'11 agosto 2013.

Gigio

21 agosto 2013

Tana dolce tana


Arrivo in tana, l’altra volontaria  deve ancora arrivare intanto io inizio le operazioni di routine per rendere la tana operativa: accendere la macchinetta del caffè, lo scaldabagno, aprire le imposte, accendere pc e telefonino...nel frattempo arriva Anna, la mia compagna di turno. Mentre Anna sistema il materiale delle bomboniere io ritiro e piego i due bucati stesi in giardino.
La mattinata procede tranquilla, arrivano due giovani, futuri sposi, venuti a visionare le bomboniere, si fermano un bel pò parliamo allegramente di loro, di matrimonio e di Band.
Verso fine mattinata arriva una mamma a ritirare il bucato con un bellissimo sorriso stampato in viso: ha l'aria leggera di chi ha appena avuto la notizia che la sua bimba sarà dimessa! Sono della Puglia, è venerdì e siamo alla vigilia di un weekend di fuoco per il traffico autostradale, ma questo non li spaventa: pur di tornare a casa sono ben contenti di viaggiare di notte. La salutiamo felici di questa bella notizia e lei ringrazia noi e tutti gli orsi per l'appoggio della tana e il divertimento in ospedale; ci dice che l'altro suo figlio (non ricoverato ma anche lui qui) ha vissuto questa esperienza in allegria avendo spesso la compagnia degli orsi che gli hanno raccontato fiabe e lo hanno fatto giocare.
E' ora del cambio turno io ci sono anche in pausa, Anna mi saluta ed io rimango in attesa di Federica la mia nuova compagna. Nel frattempo arriva una famiglia con due ragazzini, orami abituè della tana: salutano e mentre mamma e papà si recano in cucina per prepararsi il pranzo, i ragazzi giocano al piano superiore con i computer. Il giardino della tana offre un buon posto dove riposarsi e pranzare al fresco e così questa  famiglia passa serenamente queste ore in attesa dell'orario di visita in ospedale per andare a trovare l'altro figlio ricoverato.
Federica è arrivata, finiamo assieme il nostro turno facendo quattro chiacchiere, arriva anche un papà a farsi la doccia: anche lui è un assiduo frequentatore della tana si sente come a casa sua e noi lo lasciamo fare tranquillamente mentre continuiamo i nostri discorsi.
Siamo felici di esserci anche in questa calda giornata di agosto, siamo felici di contribuire, anche se in minima parte, a donare a queste famiglie un pochino di serenità, che si tratti di un pasto caldo, di una doccia o di un bucato!

Vera

24 luglio 2013

Una domenica come tante altre...

E' una domenica come tante altre: fuori c'è il sole, fa caldo e la gente corre al mare. Quel giorno ho fatto l'alternativo. Avevo delle faccende da sbrigare e l'unico giorno in cui avrei potuto era solo quello. Era da un po' di tempo che avevo il bagagliaio della macchina pieno di giornalini della band da posizionare negli armadi, piccoli regali da conservare... Insomma piccole faccende da terminare prima di iniziare la nuova settimana.
Un po' di fatica, qualche goccia di sudore mi scoraggiano un pochino mentre riordinavo gli armadi, ma ormai che ero lì non poevo lasciare l'opera incompleta. Nella peggiore delle ipotesi mi potevo rilassare in tana incontrando gli orsi di turno e quindi proseguo con l'idea precisa di dirigermi là prima della chiusura.
Finisco le operazioni per le 5 ed eccomi entrare finalmente in tana per salutare i compagni: due chiacchiere, un bicchiere di the e via verso il box dove potevo recuperare dei pensierini da consegnare in reparto e dei succhi di frutta da lasciare come scorta . Al mio ritorno mi accorgo di una signora (probabilmente una nonna) che con ago e filo stava cucendo dei pantaloni in un angolo della cucina e, appena terminato, stira dei vestiti.
Mentre Giorgia, Elisa ed io osserviamo la lavatrice completare il lavaggio dei cuscini, la signora ci rivolge delle parole rassicurandoci sulle operazioni fatte e di non preoccuparci troppo. Sono ormai quasi le 6 ed è ora di chiudere; la signora inizia a mettere nella scatola il ferro e ci chiede dove poterlo sistemare ringraziandoci del servizio offerto.
Personalmente trovo insolito sentirmi dire grazie solamente per aver messo a disposizione un ferro e averle permesso di fare delle operazioni abbastanza noiose (almeno per me lo sono), ma evidentemente quella signora aveva bisogno proprio di fare quello... Magari anche solo per distrarsi un pochino e non pensare a nulla...

Tutta la band si è resa conto che sono le piccole azioni quotidiane a mancare maggiormente durante i ricoveri in ospedale e come risposta a questa esigenza si è pensato di aprire la tana dell'orso.

Gigio

19 giugno 2013

Domenica di sole

Ho deciso di passare un po' della mia domenica in tana. Non è proprio il mio habitat ma se per questo non lo era nemmeno il reparto, non lo era nemmeno il teatro e nemmeno i vari posti in cui sono andato a fare eventi esterni, ma so che tutto quello che è band ha sempre un qualcosa di diverso, di speciale in grado di trasformare un cielo nuvoloso in un giornata di spensieratezza e relax. Difficile da credere ma fino ad ora è sempre successo così...
Sole timido e aria fresca sono le mie prime sensazioni mattiniere di questa domenica appena apro la finestra della cucina; sono certo di aver fatto la scelta giusta a dare la mia disponibilità. Prendo il treno e penso che forse la giornata è molto diversa da come me le ero immaginata un oretta prima: il sole scalda e il mare davanti al Gaslini è limpido e pieno di barche a vele... Ed io sarò in tana... Non importa: la tana ha un bel giardino e da lì potrò rubare qualche raggio di sole e facendo al tempo stesso un servizio utile ai genitori.
Varco la porta e do il cambio a Patrizia e da lì ha inizio una giornata incredibile. Inizio a stendere i panni prima di mangiare per non sprecare il massimo calore del sole. E' stata un'operazione lunga che mi ha tenuto impegnato fino a quasi alle 3!!! Sono stato decisamente lento ma nel mentre si sono susseguite alcune visite: alcuni volontari impegnati nei vari eventi passano in tana e prelevano un po' di materiale, qualche genitore mi chiede un po' di informazioni.
Mangio e chiedo al genitore che è al piano di sopra se avesse bisogno di qualcosa: sta trafficando sul PC; non voglio insistere troppo per non essere molesto. Piano piano si apre (si passa dal lei ad un tu più informale) e inizia una bella discussione: particolare ma interessante. E' proprio lui ad invitarmi sull'uscio della porta della tana dicendomi che aveva piacere a fare due chiacchiere; sono contento che sia stato lui a propormelo perché speravo di fare breccia.
Passa il pomeriggio e arriva un nuovo genitore: anche lui papà. Mi chiede un favore e provo a farglielo: un po' di difficoltà iniziale ma alla fine arrivo al risultato e arriva il suo sorriso soddisfatto. Finalmente può pensare di tornare a casa... Ignoro ancora la sua situazione anche se la intuisco. Anche a lui offro un caffè e lo accetta volentieri: lo prendiamo insieme e sorso dopo sorso ci conosciamo. Prendo sempre un sacco di complimenti da parte sua a nome dell'enorme lavoro che fa la band e sono sempre in imbarazzo... Si tranquillizza quando gli dico che è un gioco delle parti: se io do una cosa, ne ricevo due, se la volta dopo ne do tre, ne ricevo quattro... Non è un grosso sacrificio ma una semplice e piccola disponibilità di tempo! Alla fine mi stringe forte la mano. In quel momento spero che sia arrivato il mio "buona fortuna" che non volevo dire perché forse inappropriato.
Sapete alla fine che dico: il sole in giardino non l'ho preso, ma mi sono scaldato moltissimo come nella giornata più calda; sono fiero di essere stato lì!
Gigio

15 maggio 2013

Non puoi restare solo

Serata Diplomi
Freschezza ed equilibrio
Sono furente... Adirato... Arrabbiato... Non è il solito lunedì dove corro via per andare dove posso divertirmi. No, per niente! Sto scappando nervoso e irritato verso casa prendendo il primo autobus che mi portasse a Brignole per poi prendere il treno. Comunico che avrei saltato tutte le attività che mi coinvolgevano a tutte le persone che mi aspettavano... Mi dispiace molto scrivere quelle parole: "Non ci sarò oggi", ma non avevo la forza e la stabilità per esserci.
Arrivano i primi messaggi che cercano di farmi riflettere, ma non c'è verso. Ho deciso di non esserci. A Brignole però ci ripenso... Che senso aveva andare a casa ad urlare la mia rabbia dentro le mie mura?! Avevo bisogno di sfoghi all'aperto e non di mura. Decido che è il caso di andare dove potessi trovare la band. E' lunedì ed è quello il mio vero Lunedì. Non ce la faccio però ad andare in reparto: sono emotivamente instabile; posso entrare lo stesso nella stanza dove mi cambio. Ci sto 10 minuti con la scusa di cercare quello che avevo portato il giorno precedente: non è lì quello che cercavo.
Va beh niente di grave: vado a trascorrere l'ultima mezz'oretta in tana. Incontro Rina e Giorgia, che mi accolgono col sorriso. Mi presentano gli ospiti e subito mi tranquillizzo. Scambio con loro due chiacchiere e i pensieri volano via. Finalmente ritrovo il relax che stavo cercando: la mezz'oretta più preziosa che potessi avere. Sono le 19.30 e la serranda della tana si chiude e a questo punto ritorno dai miei "compagni lunedisiaci" a sentire le loro avventure in reparto. Mi sono distratto molto ma sono tranquillo e posso affrontare le prove del musical.
Ballo, sudo, rido, mi muovo... Ritrovo il Gigio spensierato dei lunedì passati: quello che non si preoccupa di nulla e che è felice di quello che sta facendo. Non è stato il mio solito lunedì... Mi è mancato il reparto, ma ho respirato l'aria felice della band a pieni polmoni: ossigeno puro in una giornata grigia come quella appena passata.
E' stranissimo da descrivere e da comprendere, ma quel lunedì non potevo restare da solo! "Esserci sempre" non significa solo esserci per gli altri ma anche per quei volontari che stanno vivendo un momento difficile anche solo temporaneo senza fare gesti particolari, ma semplicemente facendo ciò che la band porta con sé: equilibrio e freschezza!
Gigio

24 aprile 2013

Un dono dalla tana


Oggi il tempo è grigio, esattamente come il mio umore... sarà perché stamattina ho litigato con il mio capo, sarà perché è quasi Pasqua e la mancanza delle persone care perse si sente ancora di più, sarà perché in questo periodo sono in sofferenza...
Solo un pensiero rende il cielo meno nuvoloso, che tra poco potrò staccare un paio d'ore e trascorrere la mia pausa pranzo in Tana.
Ed eccomi lì seduta alla scrivania a mangiucchiare qualcosa. Come un turbine entrano due ragazze giovani, un po' spaesate, provano a spiegarmi la loro necessità, ma fanno confusione ad esprimersi. Tentennano perchè stanno parlando con il cuore in mano, preda delle loro emozioni.
Basta uno sguardo tra noi per entrare subito in empatia... mi raccontano la storia del loro fratello: è una storia dura da ascoltare, fatta di lotte giornaliere, di tempo rubato, di angoscia... Sono disperate, non capiscono, non hanno speranza... Nella mia mente riemergono tanti ricordi di vita personale vissuta, riaffiorano gli stessi sentimenti che provano loro adesso, emozioni che credevo di aver superato. Ho le lacrime agli occhi, non so cosa dire, come infondere coraggio... ma per fortuna non solo da sola in turno, la mia compagna mi vede in difficoltà e mi affianca, con lei ritrovo la forza e così le lasciamo parlare e con poche parole e con semplici gesti proviamo ad infondere loro fiducia.
Arcobaleno nel cielo grigio
Hanno una piccola richiesta, che non è così difficile esaudire, una piccola cosa che per loro ha un'importanza estrema. Ma nei momenti bui le piccole cose sono importanti e possono infondere coraggio, dare una speranza a chi lotta per la vita.
E così anche oggi la Tana mi ha donato un momento indimenticabile nella giornata giusta: la Band in tutti questi anni mi ha insegnato ad andare oltre i miei problemi personali (grandi o piccoli che siano) e a dare il giusto peso alle cose, credo che dovremmo ricordarci di fare ciò ogni giorno...

Annalisa

21 aprile 2013

L'energia del silenzio

A volte ci sono situazioni in cui vorresti fare di più. Ti rendi conto che sarebbe la cosa giusta da fare, ma non puoi proseguire perché non sei adatto a reggere quella situazione: rischieresti di fare solo danni. Oggi mi sono dovuto scontrare con questa realtà per ben 2 volte e la mia reazione è stata del tutto silenziosa. Forse sono apparso impassibile e distaccato, ma non sapevo proprio che fare oltre ad ascoltare.
La prima volta ho dovuto arrendermi all'evidenza che, per quanto possa essere felice e per quanto possa cercare di trasmetterlo agli altri, ci sono situazioni in cui è impossibile ridere e ogni tua parola appare superflua. Si dice che l'ascolto è prezioso, ma oggi avrei voluto per una volta essere un bambino incurante della situazione, sempre in grado di strappare un sorriso con i suoi comportamenti giocosi.
Difficile trovare la risposta a quella domanda posta davanti alla porta, ad uno sfogo dovuto ad una brutta situazione vissuta. Non avevo la forza e la prontezza per farlo: la mia risposta è stata solo tanto rispetto e silenzio di fronte ad una persona in difficoltà perché toccata nel cuore della sua vita quotidiana.

Energia travolgente
Il secondo momento invece è arrivato nel silenzio della mia stanza dove dovrei sentirmi protetto; mi sono affiorati in mente alcuni particolari della giornata appena passata. Ho rivisto lo sguardo stanco di una mamma che non si capacita di ciò che è stata quella domenica. Avrei voluto donarle il sorriso del suo piccolo, ma non sapevo che cosa fare e come ottenerlo. Non siamo scappati, ma ci siamo arresi all'evidenza: non saremmo stati in grado di fare breccia in quei volti stanchi.
Anche la mia energia si deve arrestare e calmarsi per non travolgere l'equilibrio così instabile che si crea tra un genitore il suo piccolo sofferente. Lo sto imparando piano piano attraverso un percorso di gruppo fatto di fiducia nei compagni, gli unici che sanno tirare fuori da me una grinta sopita.
Gigio