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1 marzo 2015

Finalmente ho ritrovato la mia Band

Piccoli orsi crescono
Sono passati ormai quasi quattro anni da quando ho messo piede in aula magna, al Gaslini. Sembra trascorso un secolo, una quantità infinita di tempo sospeso, fuori dalla vita comune, che pur sembrando moltissimo è stato vissuto in un soffio.
Il mio tempo trascorso in Band è stato sempre vissuto con un'intensità e una passione che raramente si trova in ciò che facciamo quotidianamente; è tempo differente, speciale, unico e mai scontato.
Quest'anno ho deciso di ritrovare la Band di cui mi sono innamorata quattro anni fa seguendo nuovamente il corso di formazione base dei nuovi aspiranti volontari: mesi intensi di lezioni, firme, appelli, gestione, organizzazione, sorrisi, commozione e ancora sorrisi.
Sapevo che sarebbe accaduto qualcosa, sapevo che i nuovi orsi mi avrebbero donato ciò che da tempo non ritrovavo in me e in Band.
Loro non lo sanno ancora, ma mi hanno fatto un regalo speciale, anzi, più di uno: hanno risvegliato in me la motivazione della partenza, quella che ti porta ad iniziare con slancio ed emozione una nuova avventura; hanno spazzato via le incomprensioni, le discussioni e i non detti portandomi una ventata di aria fresca, una brezza leggera ad accarezzarmi il viso; mi hanno fatta ridere, giocare, emozionare; mi hanno commossa, con la loro voglia di mettersi in gioco, con la purezza di chi ha la convinzione di star facendo la cosa giusta.
Grazie a loro, ho ritrovato quella Band che mi ha fatto innamorare quattro anni fa.
Grazie a loro, sono di nuovo al posto giusto e nel momento giusto.
Quindi grazie a voi, nuovi futuri volontari, per il vostro entusiasmo, la vostra semplicità e la vostra capacità di esprimermi "ci voglio essere anch'io!".
Siete speciali e spero con tutto il cuore che la Band non vi deluda mai, che in essa riusciate sempre a trovare la vostra dimensione, il vostro modo di uscire dalla realtà e di far parte di questo grande e immenso sogno. 
Vi auguro di portare con voi la voglia di fare che state esibendo con orgoglio in questi ultimi giorni di corso, di portare con voi il ricordo di un sorriso, di un gesto, di una parola.
Prendete tutto come l'inizio di una bella storia d'amore, che richiederà impegno, costanza ma anche tanta leggerezza e allegria.
Grazie ragazzi, grazie perché con voi la mia Band è di nuovo parte di me.

Elisa P.

4 febbraio 2015

Che inizio settimana!

E' stata una settimana impegnativa all'insegna della band dove si è discusso, insegnato e ballato...
Tre attività che di loro non hanno molto in comune ma che sono riuscito a fare grazie alla band...
Iniziamo a spiegare meglio cosa si intende!
Come orso sono direttamente coinvolto nella formazione, creazione ed accoglienza dei nuovi volontari e se quest'anno sono rimasto dietro le fila ho l'obbligo e l'interesse a seguire le riunioni di formazione. Di mio ci metto la passata esperienza (ho seguito solo l'anno scorso la formazione) e tutta la mia volontà ad ascoltare per comprendere come questa venisse fatta negli anni passati (il mio percorso è stato alternativo ma devo ammettere che è stato vincente).
Orso sempre sorridente
Insegnato... In realtà non sono stato proprio parte attiva nell'insegnamento ma la mia presenza seppur dietro le linee era necessario. Mi occupavo di gestire la proiezione dei contenuti della lezione su di un proiettore. Tutti penseranno che è un ruolo da poco... Vero però in band non si deve dare nulla per scontato (lo ha ripetuto a più riprese Fede, orsa tutor di una parte dei nuovi volontari) e mai come adesso me ne sto rendendo conto. In fondo ognuno nel suo piccolo porta qualcosa che è in grado di fare al meglio delle sue possibilità e proprio quando tutti collaborano che si riesce a mostrare qualcosa di veramente completo e funzionale.
Il mercoledì potevo starmene fermo? Assolutamente no! Quando è nato il progetto musical ho dato la mia disponibilità a seguirlo e, una volta coinvolto, per rispetto di chi si impegna tanto affinché i balli siano chiari e per il rispetto di chi è presente alle prove devo essere presente! Per fortuna il dovere in realtà un piacere perché mentre si prova si ride molto, si scherza insieme e le due ore di prova volano via in un soffio!
In fondo per me la band è proprio questo: impegno, costanza, rispetto degli impegni presi e tanto divertimento insieme ai miei compagni di avventura!

Gigio

25 gennaio 2015

Il gioco della fiducia

Un giorno anche loro voleranno in alto
E' passata ormai una settimana da quando mi sono messo in gioco con i nuovi aspiranti volontari: sentivo proprio la necessità di respirare un po' del loro travolgente entusiasmo come se le mie pile fossero scariche. "Le poche ore di sonno mi saranno di ostacolo durante la giornata", pensavo, ma invece non è stato così... I caffè hanno sicuramente aiutato, ma il più è stato fatto dalla ventina di persone che sono state con me tutto il giorno mentre i due professionisti ci illustravano gli esercizi di improvvisazione teatrale.
E' sempre difficile capire come una ventina di persone possa interagire insieme senza darsi addosso e senza rubarsi gli spazi, ma devo dire che con i giusti accorgimenti questo accade. Una risposta me la sono data: è la fiducia il miglior collante per le persone, la base su cui andare a costruire tutto. Io sono andato alla lezione sapendo che lì avrei trovato e creato la fiducia sottoforma di gioco ed è stato proprio così.
La mia fiducia in primis è stata risposta nell'insegnante, è lei che è riuscita a raccoglierla e indirizzarla nel giusto modo: ha fatto in modo che tutti recepissero prima il mio nome, poi la mia vitaità (nella mattina in realtà era un po' alterata dai 2 caffè presi, ma fa lo stesso!!) ed infine la mia personalità. Non so che persona vi stiate immaginando... Forse un monaco buddhista o chissà quale maestro yoga o psicologo plurilaureato ed invece si tratta di un'attrice ed insegnante di improvvisazione teatrale. "Strano!!!" starete pensando, ma vi assicuro che attraverso i giochi questo può accadere.
L'improvvisazione è il giusto modo per interagire perché richiede un grande sforzo da parte di tutti: è necessario entrare in sintonia, capire gli spazi, ascoltarequello che dice il tuo interlocutore e attaccarti a lui creando nuove dinamiche e situazioni sempre diverse. Quale strumento migliore per allenare la fiducia nel gruppo?
Il gioco sulla fiducia è difficile da fare soprattutto tra sconosciuti: è sempre particolare decidere di chiudere gli occhi e lasciare totalmente il controllo agli altri, fidarsi così tanto farsi portare in giro per una stanza insieme ad altre persone solo ed esclusivamente usando la voce. Ma cosa c'è di meglio che fidarsi di un futuro orso come te?

Gigio

6 aprile 2014

B E N V E N U T I

Volare in alto
Il corso è finito! Questo è stato il pensiero ricorrente nelle ultime 2 settimane: è stato faticoso, lungo e pieno di incertezze; ho cercato di comunicare tutto l' entusiasmo che la band mi ha trasmesso anche se a parole non penso di essere così bravo.
Appena è iniziato il corso mi sono reso conto che non era per nulla semplice il ruolo del formatore: i minuti correvano veloci e le 2 ore a disposizione sembravano solo scampoli di tempo... Il tempo terminava veloce, ma non quello che avrei voluto dirvi. Per fortuna i grandi orsi mi hanno affiancato e mi hanno accompagnato in questa lunga avventura senza mai abbandonarmi.
I mesi si susseguono, le energie vanno a diminuire ma uniti proseguiamo per completare il percorso dorato che avevo descritto durante il corso. Fino all'ultimo sono stato preso dai dubbi: non ero certo di aver adempiuto al mio compito... "Forse questa volta non sono adatto all'incarico?", "Sarò stato chiaro?", "Sono apparso una persona disponibile?". Queste erano le domande che mi ponevo. Ho cercato con tutti i mezzi che conosco di infondere il coraggio che ai nuovi non deve mai mancare. Non so se ci sia riuscito ma di sicuro ce l'ho messa tutta.
Giovedì 3 aprile 2014 ho avuto la risposta alle mie domande: i nuovi ingressi, i così detti "piccoli", sono lì che ci ascoltano, che ci guardano in attesa del momento tanto atteso, la consegna dei diplomi! Un paio di discorsi, qualche video e poi succede quello che non ti aspetti. I neo volontari reclamano uno spazio tutto per loro, hanno una sorpresa per noi... Parte la musica, iniziano a ballare e poi tanta energia ed entusiasmo che non ci lasciano indifferenti!
Un bellissimo gesto accompagnato da un semplice ma efficace: GRAZIE BAND.
E pensare che tutto questo è stato possibile da un mio errore.
Finalmente arriva il loro momento: vengono annunciati uno ad uno, ricevono il loro diploma, la foto con un grande orso e il ritorno tra i compagni con una soddisfazione in più: avercela fatta nonostante la fatica del lungo percorso.
Finalmente il tanto atteso ingresso in band è avvenuto e voi piccoli sarete parte integrante di noi, porterete con voi il forte entusiasmo, che abbiamo cercato di conservare durante il corso, e tutta la vostra carica.
Probabilmente non ci vedremo così spesso, ma sono certo che come noi grandi, inizierete a sentirvi parte del gruppo non appena avrete la vostra maglietta e l'apprezzerete sempre di più ogni volta che la indosserete. All'inizio vi potrà sembrare non adatta, ma sono certo che piano vi si cucirà addosso come una seconda pelle tanto da cercarla nell'armadio ogni volta che qualcosa non andrà come speravate.
In ogni caso ANCORA BENVENUTI.

Con affetto,
Gigio

8 dicembre 2013

Un percorso dorato

E' da un po' di tempo che non scrivo, ma non perché mi sia fermato o perché non ho avuto materiale da cui trarre uno spunto di riflessione, ma semplicemente perché sempre in movimento e forse travolto un po' dalla noia che mi sta avvolgendo. Oggi ho deciso di rompere questa monotonia e ho deciso di ripartire dall'ultimo momento in cui la noia è scomparsa.
Vengo da una settimana molto strana: nuovi colleghi di lavoro e tutto ciò che ne consegue... Difficile trovare un punto di incontro... Totale apatia e noia... Inganno il tempo studiando un po' così da aggiornare la mia figura professionale e leggendo qualche email. La giornata è lunga e i momenti di pausa pure, ma si riempiono pensando all'organizzazione della formazione dei nuovi ingressi.
Percorso dorato
E' stimolante il pensiero di essere considerato una guida, una persona a cui fare riferimento in questo loro percorso che immagino essere dorato proprio come quello che porta alla città di Smeraldo del mago di Oz e al tempo stesso pieno di responsabilità. E' difficile a volte trovare le parole adeguate per esprimere una sensazione, un percorso che tu stesso hai vissuto qualche volta nei panni dello spaventapasseri, qualche volta in quelli del leone, qualche volta del taglialegna e qualche volta addirittura di Dorothy...
Non so bene i piccoli orsi in che cosa si stanno immedesimando e forse non hanno colto nemmeno il paragone che ho fatto nella mia mente, ma posso dire che anche io durante la formazione non avevo ben chiaro chi di questi personaggi fossi. So per certo che il personaggio cambiava in base allo stato d'animo del momento. Qualche volta mi sono sentito uno spaventapasseri che voleva muoversi, altre volte invece un taglialegna freddo e volenteroso di divertirsi, qualche volta un leone impaurito e altre volte la piccola Dorothy che insieme a tutta la compagnia superava le difficoltà.
Forse sarò molto fiabesco, ma di sicuro è quello che ritengo essere la descrizione più adeguata al mio percorso in band e che auguro a tutti.

Gigio

16 ottobre 2013

Ed è così che inizia l'avventura!

E' arrivato il tempo di far entrare nuovi orsetti, nuove persone e con loro nuove energie e pensieri. Ogni anno li aspettiamo intrepidi, curiosi, sicuri che faranno la loro parte se non di più. Tra di loro ci sarà qualcuno più spavaldo, qualcuno più sicuro e qualcun'altro più timido che troverà con calma il suo posto in band.
Ogni anno è sempre molto particolare... Il luogo non cambia, ma tutto il resto si...
Cambia l'aula magna... Diventa più moderna, piena di luci e si riempie ogni anno che passa sempre di nuove maglie colorate. In quell'aula ci riunivano per tenere delle assemblee, per formare i nuovi ma soprattutto per poter osservare con più attenzione i nuovi ingressi...
E' il secondo anno che li osservo ed è divertente cercare qualcuno che mi ricorda me quel giorno...
Li ho osservati con attenzione, ho cercato di immaginarli con indosso la maglietta... E immaginato chi di loro sarà quello che avrà a che fare con me per primo...
Ormai non mi resta che aspettare la fine della formazione e avrò la risposta... Ma in attesa di quel momento, mi limiterò a dire:- "Benvenuti nuovi Orsetti!"

Gigio

14 agosto 2013

Una storia infinita

Una strada da percorrere, un sogno da realizzare, un castello da costruire e una storia da scrivere.
Per ogni strada percorsa ce ne sarà un'altra su cui incamminarsi, per ogni sogno realizzato ce ne saranno altri da esaudire, per ogni castello edificato tanti altri ne sorgeranno e questa storia da scrivere non avrà mai fine!
Così è la Band. Esiste ormai da tanti anni, oggi diversa da allora e probabilmente diversa da come sarà tra un anno. Siamo sempre noi ma differenti: alcuni volontari restano altri si danno il cambio, da poche decine ora siamo quasi duecento e chissà in futuro...
A ottobre inizierà un nuovo corso di formazione per volontari e non riesco nemmeno a immaginare alla fine di questo che aspetto avrà la Band: ogni persona che arriva porta qui la sua esperienza, le proprie capacità, arriva e mette un pezzettino di se in questa grande costruzione... aggiunge una parola a questa storia infinita.
Cosa sarà ve lo potrò dire tra un’anno… continuate a seguirci e lo scoprirete da voi!

Insegnerai a Volare, ma non voleranno il Tuo Volo.
Insegnerai a Sognare, ma non sogneranno il Tuo Sogno.
Insegnerai a Vivere, ma non vivranno la Tua Vita.
Ma in ogni Volo, in ogni Sogno e in ogni Vita,
rimarrà per sempre l’impronta dell’ insegnamento ricevuto.
[Madre Teresa di Calcutta]

Vera

11 agosto 2013

Il coraggio ritrovato

Il coraggio di camminare su un filo
Ed eccomi qui a tirare alcune somme: gli ultimi anni sono stati caratterizzati fortemente dal mio impegno in band. Quando ho iniziato ero molto titubante, impaurito da quello che l'ospedale rappresentava: un luogo di cure per malattie che colpiscono i bambini. Temevo di non saper reggere nessuna situazione che si potesse presentare al suo interno perché emotivamente e caratterialmente non adatto. Ho voluto provare questa esperienza ed ora sono felice di esserci!
Insieme alla band sono cambiati tanti aspetti personali: sono più equilibrato con me stesso e con gli altri, ho scoperto di avere abbastanza "coraggio" per poter affrontare alcune situazioni pesanti in ospedale e altrettanta forza per far ridere chi si ha di fronte senza sapere nulla dei suoi trascorsi se non il motivo per cui ci siamo incrociati (purtroppo i luoghi in cui avviene questo incontro è pur sempre un ospedale dove nolenti o volenti si deve imparare ad accettare la presenza di una malattia).
Alcuni colleghi vedono in me una sicurezza tale da apparire quasi presuntuoso, altri mi vedono estremamente forte, ma io fatico moltissimo a riconoscermi in questi atteggiamenti. Posso definirmi solamente più cosciente di quello che faccio e di cercare di dare il giusto peso alle situazioni negative che mi capitano. E' a questo che tendo ed è sempre per questo che sono in band, perché sono sempre stato convinto che lo potessi imparare solo facendone parte.
E' una esperienza che mi ha fatto ritrovare il coraggio... Non solo quello di entrare a contatto con persone molto diverse da me sia come bagaglio di esperienze sia come età, di farmi prendere in giro da estranei, di apparire non sempre perfetto ma soprattutto di sentirmi un equilibrista, anche un po' goffo, che cerca di camminare su un filo sottile chiamato rispetto.

Gigio

3 luglio 2013

Ti regaleremo una rosa

Questa sera mi ritrovo davanti al pc con le cuffie alle orecchie e delle rose rosse da preparare per lunedì prossimo... Non sono rose vere o di plastica, ma di cartoncino, ottenute da pieghe precise e frutto di tanta concentrazione e affetto... L'obiettivo è utilizzare le tecniche degli origami per lasciare un delicato ricordo di noi volontari Band.
Detto così non si capisce molto... Non si capisce per quale motivo decida di dedicarmi agli origami per creare delle rose... E' un'attività particolare che non sognavo nemmeno minimamente di fare un giorno...
Gaslini Band Band
Una rosa dal significato speciale
Tutto ebbe inizio una sera dopo reparto quando notai dei cartoncini rossi e verdi in un armadietto. Avevo visto già altri volontari utilizzarli per fare delle rane e creare delle attività di intrattenimento, ma mai vederli trasformarsi in rose come faceva l'orso Luca. E' molto di impatto.
Non chiedo spiegazioni perché mi sembrò molto complicato e mi limitai solo ad osservare stupito. L'idea di utilizzare gli origami per ricordarsi della band nasce proprio da quella volta...
Passa il tempo e anche il mio coinvolgimento all'interno del gruppo cambia: devo tenere sott'occhio il materiale che distribuiamo nei reparti e fare in modo che gli armadi non siano del tutto vuoti... Rivedo di nuovo quei cartoncini pronti ad essere modellati... Lì con me c'è anche Luca e questa volta lo osservo mentre crea le rose e pazientemente mi spiega come farle.
Non le faccio subito, ma nella tranquillità della mia stanza, dove non devo badare al tempo ma raggiungere l'obiettivo: piegare il cartoncino per dare vita ad un bocciolo di rosa... Non mi riescono alla prima e devo ricorrere ai video su internet... Ed ecco nascere la prima rosa e poi la seconda ed ancora una terza... Ormai padroneggio questa tecnica.
Ed eccomi qui stasera a voler continuare questa attività per essere pronto lunedì a distribuirle: mi piacerebbe portare queste rose in ogni stanza perché credo fortemente che rappresentino speranza, stupore e soprattutto immaginazione... Anche dei semplici cartoncini possono trasformarsi in un fiore!

Gigio

19 maggio 2013

Band Junior = Freschezza

E' un sabato come tanti altri: niente lavoro e tanto relax e soprattutto moltissima curiosità di conoscere alcuni nuovi volontari. Durante il viaggio penso:- "Saranno particolari e frizzanti! Potranno portare tante novità! Non vedo l'ora di conoscerli".
Entro in aula magna dall'ingresso laterale e subito mi appaiono: sono radunati intorno alla cattedra ad ascoltare le spiegazioni di Valentina, Federica e Davide sul come porcederà quel pomeriggio. Li osservo in silenzio e sempre molto incuriosito: sono tanti e numerosi. Qualcuno è più spigliato, qualcuno un po' più silenzioso, ma l'importante è esserci.
Mi presentano al gruppo ed è strano vedere così tante persone tutte concentrate ad ascoltarmi. Non so bene che cosa dire e allora gli spiego un pochino quello che facico in band: scrivo articoli sul blog e racconto un po' di mie esperienze in band. Dopo le dovute presentazioni ci si divide in 3 gruppi: favole, teatro e giochi.
Le favole non riscuotono tanto successo ed è normale, ma bisogna convincerli che anche raccontando delle favole si può sorridere.
Lascio un po' di tempo per prendere confidenza con i libri e via con i racconti. Il piccolo gruppetto mi ha fatto sorridere: c'è chi era fissato con la storiella di un "cagnolino muto", chi invece si destreggiava con favole già più complesse, ma in fondo ognuno aveva il suo modo di interpretare. Ogni tanto qualche consiglio ben recepito e altre volte ascolto in silenzio. Il tempo vola in un soffio e tra una risata e l'altra, qualche commento e battuta, l'incontro finisce.
Le mie attese hanno trovato riscontro nella realtà: i bandisti junior possono raccontare la loro portando freschezza e allegria all'interno della band. Benvenuti a tutti e spero di vedervi presto collaborare con tutti noi.
Gigio

7 aprile 2013

Gli anni in band

Nuovi e Vecchi Orsi
Il tempo è passato senza che me ne accorgessi. Se ripenso al mio percorso in band mi stupisco di cosa effettivamente io e tutto il mio corso abbiamo fatto (con me c'erano Barbara B., Barbara Bo., Fabrizia, Monica, Alice, Federica, Erica, Silvia P., Silvia O., Anna R, Ugo, Stefania e forse mi dimentico ancora qualcuno ma non si offenda perché sono passati almeno 2 anni): abbiamo iniziato un corso molto astratto su un qualcosa che allora non esisteva, ma si stava materializzando e che adesso è una bella realtà, la tana. Mi ricordo che lo descrivevamo come un luogo accogliente e caldo dove trovare ristoro, pieno di miele perché gli orsi sono alla ricerca di questo. Posso dire adesso che quella descrizione fantasiosa è proprio ciò che la tana è diventata: è calda per il calore dei volontari, è accogliente perché offre i servizi necessari per una vita quotidiana ed è dolce perché pieno di sorrisi e piccole attenzioni verso i suoi ospiti.
Passava l'inverno e decidevo di affrontare un nuovo corso chiamato Formazione Permanente. Lì per lì non comprendevo bene cosa potesse essere, ma mi fidavo dei formatori e sapevo che, chi lo aveva deciso, riteneva giusto che i volontari lo seguissero. Alla conclusione di quei mesi mi ero accorto che conoscevo i volontari (nuovi e vecchi orsi) e ad associare loro dei volti. Incontrai per la prima volta Annalisa, Max, Paolo, Vera, Iaia, Anci, Marisa ecc... Non conoscendo il loro trascorso, intuivo che fossero lì per farsi conoscere e osservare i nuovi volontari nuvola (è questo il nome del corso astratto sulla tana).
Finiva anche questo corso e pensavo di aver fatto abbastanza, ma di fatto mi mancava ancora qualcosa... Mi mancavano le basi di lettura delle favole, mi mancava l'incontro con Anna Solaro, mi mancavano le lezioni di igiene e le regole da seguire all'interno dell'ospedale... Pensavo che fossero da trascurare, ma mi sbagliavo. Sono quei dettagli che mi hanno permesso di diventare quello che sono in reparto: i punti fermi su cui mi baso e da cui traggo forza.
Ormai il tempo è passato e nuovi volontari sono entrati; anche da loro ho imparato nuove cose: Elisa G. mi ha fatto conoscere la storia del drago timido che tanto mi assomigliava, Alessandro quella del coccodrillo Achille, Monica mi ha costretto a fare i palloncini modellabili, Claudio a gestire stanze numerose... Posso continuare a lungo con la lista di nomi, ma non esagero se dico che ogni volontario mi ha insegnato qualcosa e quando dico ognuno intendo ognuno (dal nuovissimo al più esperto).
Mentre rileggo queste lunghe righe, ripenso a quale forza mi spinse a tanto: da ottobre a maggio sempre in aula magna, in quell'ospedale, che al colloquio conoscitivo, dissi di incutermi un po' di paura... Forse il mio carattere, ma ne dubito fortemente; penso piuttosto che sia stato il gruppo: quei volti esperti che mi apparivano così inarrivabili e lontani ma che erano lì ad ogni mio passo, la forte fiducia nei formatori e l'affiatamento che si andava a costruire ogni volta con i vari compagni di avventura.
Anche se ormai sono passati gli anni e di quel corso ho delle vaghe memorie, ricordo con certezza che quei formatori sono ancora lì ad accogliere i nuovi con lo stesso entusiasmo, dedizione e pazienza con cui accolsero me e tutto il gruppo fino a quando non diventammo autonomi.
Devo a loro tutti i complimenti dei genitori e colleghi e devo a tutta la band il sorriso che mi accompagna ogni volta che mi metto a sua disposizione, rispettando ciò che l'associazione ha costruito sulla base delle esperienze dei suoi volontari storici e di regole di comportamento in un ambiente a forte impatto emotivo.
Gigio

27 marzo 2013

Ai nuovi orsetti

Anche questo lunedì sarà speciale: non saranno solamente le persone che andrò ad incontrare che lo caratterizzeranno, ma anche la nuova alchimia che si andrà a creare con i nuovi ingressi. Difficile capire come si rapporterà con me ma di certo cercherò di "proteggerla" e di evitare di metterla in difficoltà. E' così che inizia la serata con la nuova orsetta Elena. Un po' di conoscenze per capire come organizzarci e via nelle stanzette.
Il reparto non è tosto, ma è difficile presentarsi ai genitori vestiti in modo esuberante e può capitare che pensino che noi andiamo solo per giocare con i loro piccoli, ma questo è vero solo in parte. L'attenzione cade sempre prima sul bambino, ma talvolta si concentra sui genitori. Procede così la serata fino a quando non si incontra F. Il duo Elena e Gigio da il meglio per farlo sorridere e piano piano si conquista la sua fiducia. Elena racconta in modo intelligente la storia del Drago Timido e Gigio si cala nella parte in modo talmente buffo da far sorridere tutti...
Il drago timido
Il libro racconta la storia di un piccolo drago che sputa piccole scintille di fuoco e che si intimidisce moltissimo diventando rosso. Un bel giorno però decide di sconfiggere la sua timidezza ed inizia un lungo viaggio alla ricerca della principessa e dimostrare a se stesso e a tutti i suoi amici che è forte e coraggioso. Il rapimento va a buon fine, ma il piccolo drago, di fronte ad un valoroso cavaliere partito dal suo castello col preciso intento di recuperare la principessa, la libera e torna al suo villaggio con una grande spada e tanta fiducia in se stesso. I draghi del villaggio rimangono stupiti dal coraggio dimostrato e rivalutano molto la sua figura.

Questa storia rappresenta molto il mio percorso all'interno della band: sono entrato timidamente e ho iniziato piano piano ad approfondire questa mia nuova esperienza alla ricerca di equilibrio che piano piano sto acquisendo.
A tutti i nuovi orsetti auguro di intraprendere questo viaggio con lo stesso spirito del drago perché anche se apparirà faticoso ne varrà sicuramente la pena.
Gigio

13 marzo 2013

Quando ho cominciato...

Serata Diplomi
I nuovi Orsetti
Quando ho cominciato a frequentare il corso di formazione per diventare parte della Band degli Orsi ero un po' timorosa. Avevo paura che quei mesi di preparazione e di "lezioni" sarebbero stati impegnativi, magari anche un po' pesanti, soprattutto sapendo che si sarebbero svolti di sera, in settimana e per di più a Genova. Mi domandavo se davvero avrei avuto la costanza di seguire tutte le lezioni o se magari dopo un po' di lezioni, la stanchezza, la pigrizia.... o il freddo avrebbero preso il sopravvento.
Invece, mano a mano che le settimane passavano, non soltanto l'entusiasmo e la voglia di partecipare alle serate cresceva, ma addirittura sono arrivata a desiderare fortemente che fosse giovedì, proprio per andare a Genova al corso.
Ricordo che i primi tempi mi chiedevo perché fosse necessario frequentare un corso così lungo per poter essere volontario della Band. Non ne capivo tanto l'importanza.
Adesso che siamo quasi al capolinea, penso di aver capito perché è tanto importante intraprendere questo percorso prima di diventare volontario. Lo scopo (almeno questo è il mio pensiero) non è essere completamente
preparati ad affrontare le realtà, sicuramente complesse e delicate che si vivono in Tana e in reparto (anche perchè, quando si parla di rapporti tra esseri umani, di emozioni forti che toccano le corde più profonde e intime del cuore, nessuno può veramente prepararti più di tanto ad affrontarle e a gestirle al meglio, visto che ognuno di noi le affronta per forza di cose in maniera personale, con il proprio carattere ed il proprio vissuto alle spalle) , ma capire cos'è la Band, entrare gradatamente, a piccoli passi a far parte di una famiglia grande e meravigliosa, di un sogno lucido e importante, di un progetto (anzi di tanti progetti) ambizioso che cresce continuamente e che è possibile proprio grazie al contributo, allo sforzo e al supporto di tutti.
Il corso forse non può davvero prepararti ad affrontare qualsiasi situazione ti si presenterà, ma di certo ti "insegna" a credere nella Band, trasmettendotene i valori e gli ideali, ti fa desiderare fortemente di far parte di questa grande famiglia, perché è proprio grazie alla passione, all'entusiasmo e alla dedizione che i grandi Orsi, il Presidente dell'Associazione in primis e tutti coloro che in questi mesi ci hanno accompagnato in questo percorso ci hanno trasmesso con l'esempio, ancor più che le parole e i racconti, che... giorno dopo giorni ti senti sempre più coinvolto e desideroso di poter dare anche tu il tuo piccolo contributo.
In un certo senso (questa è solo una mia personalissima sensazione), anche se non puoi sapere come reagirai o come ti comporterai quando ti troverai ad affrontare qualche momento o situazione difficile durante il tuo percorso, sai però che non sei solo, che puoi... anzi devi contare sulla Band e sugli altri e lasciarti aiutare e sostenere dai tuoi compagni. Il corso ti insegna questo: ad entrare a far parte di una famiglia e di un grande sogno ... e a capire che il tuo non è un percorso individuale (anche se ovviamente fai anche un percorso di crescita personale) da vivere autonomamente, ma un "lavoro" di equipe, di gruppo. La forza della Band sta appunto nel prezioso contributo di tutti coloro che ne fanno parte.
Daniela

17 febbraio 2013

Quando i piccoli orsi danno coraggio

Non avevo mai pensato di essere in grado di parlare per così tanto tempo davanti a molte persone; rappresentava per me uno di quegli scogli che guardi un pò da lontano, un pò perplessa.
L'invito a farlo è arrivato la primavera scorsa, quando mi sono trovata a raccontare esperienze che mi stavano molto a cuore: esperienze di tana.
Da lì ho compreso che forse potevo, in qualche modo, trasmettere la mia passione per la Band anche agli altri, anche se ero una delle ultime arrivate, anche se la mia esperienza era breve.
Piccoli e grandi orsi insieme
A novembre ho iniziato a camminare con i piccoli orsi del corso di formazione 2012/2013: mi sembrava impossibile che solo un anno prima ero io ad essere come loro, un pò impaurita e con tante domande a gironzolare per la testa.
E invece, dopo un anno, mi sono trovata di fronte a loro, a raccontare.
Perchè quando ci sono le serate di formazione, non si insegna, si racconta. Nessuno è mai così bravo da potersi dire "insegnante" in Band: l'unica cosa che si deve e si può fare è trasmettere, raccontare le proprie emozioni, le proprie esperienze e cercare di far comprendere l'importanza della nostra associazione.
E quando ci si trova a raccontare, ci si trova anche a capire che le motivazioni che ti spingono ad essere lì ogni giovedì sera sono molteplici: racconti la Band, racconti le tue esperienze, le tue emozioni, le tue difficoltà, il tuo percorso.
E sapete qual è la cosa che più mi ha spinto a continuare a frequentare ogni giovedì?
Proprio loro, i piccoli orsi.
Parlare con chi la Band l'ha appena presa per mano, dà coraggio. C'è quella freschezza, quel desiderio di impegnarsi, di fare, quel voler essere utili entrando in punta di piedi.
Raccontare a chi la Band ancora la deve vivere appieno, dà speranza. Ci sono le loro idee, bellissime e fantasiose, a volte azzardate ma nuove e forti e vive.
Comprendere l'importanza della Band con occhi diversi, con i loro occhi, rende tutto più chiaro. C'è la semplicità delle azioni, la grandezza delle idee, la voglia di poter fare.
Essere con i piccoli orsi durante questi mesi, mi ha dato coraggio. Vedere la Band con i loro occhi, mi ha fatto rispolverare quell'entusiasmo che ti porta ad iniziare questo percorso.
Grazie alle vostre idee, che possano volare sempre più in alto.
Grazie al vostro entusiasmo, che possa risvegliare quello di ognuno di noi.
Grazie alle vostre emozioni, semplici ed esemplari.

Elisa P.

9 dicembre 2012

F come Fiducia

L'altra sera durante un riunione chiarificatrice in tana ho notato un particolare "stato d'animo" che non mi ero accorto fosse così presente in ogni membro; in effetti riflettendoci bene avrei dovuto notarlo subito perché è tipico di un gruppo ben formato e coeso per evitare lo scioglimento alle prime difficoltà. Molte volte si pensa che ad unire le persone sia l'interesse comune, ma non ne sono così certo... Sicuramente l'affermazione è vera quando coinvolge poche persone, ma in caso di gruppo più numeroso e composto da elementi di età e caratteri totalmente diversi non è sufficiente. Ecco che senza fiducia reciproca non si può andare avanti.
Costruire sulla fiducia
Una delle forze della Band, a mio parere, è anche questa forte fiducia che si ha nei confronti degli altri orsi; non importa se giovani o poco esperti, perché anche i nuovi orsetti ne hanno assorbito sicuramente un parte durante il corso di formazione. Anche nei migliori gruppi, però, si possono creare delle forti divergenze che portano alla deriva gli elementi più insicuri, generando quindi piccoli sottogruppi che si sentono un po' estraniati. L'unica cura sensata per questo tipo di "conflitto" consiste nel confronto faccia a faccia, in cui si è fiduciosi di arrivare ad un giusto equilibrio anche se si sentono parole sgradevoli.
Proprio questo confronto diventa costruttivo solo nel momento in cui si nutre una profonda fiducia nei confronti degli altri componenti mostrando comprensione e buona volontà a collaborare: nascono così quei ponti unificatori che tracciano percorsi nuovi che rasserenano e aprono nuovi orizzonti.
Ecco che adesso ho capito cosa effettivamente mi lega così tanto alla band: la fiducia che negli orsi possa trovare un ponte verso una nuova riva, una fiducia nei vecchi e nuovi orsi e soprattutto un posto dove potermi fidare di ogni componente.
Gigio

21 ottobre 2012

Rispetto dei confini

In cage
Protezione
E' dopo una chiacchierata post reparto che continuo a riflettere su quanto importanti ed efficaci siano i limiti anche se a volte appaiono rigidi e freddi. Mi riferisco a certi confini immaginari che devono esserci tra persone che si incontrano anche solo per pochi minuti in un incrocio di sorrisi e parole rassicuranti, tra una marionetta e un libro di favole, in una stanza o in una sala giochi.
Spesso il primo confine che si incontra è rappresentato dalla porta della stanza: va aperta con cautela per non violare quell'intimità che si crea al suo interno; quell'aria familiare che rassicura il proprio piccolo e che lo fa sentire il centro di ogni attenzione come un amato "sovrano". E' l'unico che ha il diritto di decidere chi è il benvenuto nel suo regno. Non si deve insistere a varcare la soglia se non è il momento giusto, ma si saluterà col sorriso tra le labbra e gli si dirà con serenità: "Ci vediamo la prossima volta!".
A volte i confini non sono fisici, ma psicologici. E' difficile anche per un re mostrarsi ad estranei quando non si è al top della forma o in pigiama, quando la stanchezza per le visite ha il sopravvento, quando si preferirebbe rimanere soli in silenzio nella propria stanza e concentrarsi su se stessi per recuperare le energie spese durante la giornata. Anche in questo caso la prima decisione spetta al "sovrano" e se proprio necessario siamo noi stessi volontari a decidere di non insistere più perché si è superato il limite di sopportazione.
A volte anche a tutela del volontario, è necessario imporre dei limiti sia per norme igieniche sia per evitare che si crei un eccessivo coinvolgimento emotivo, non perché faccia piacere il "distacco", ma semplicemente per riuscire ad essere leggeri e rilassati nel momento in cui è richiesta maggiore superficialità. Ovviamente questo non vuol dire ignorare la situazione, ma solo rispettare chi si ha di fronte e offrire loro ciò che si aspettano da noi: un sorriso laddove è gradito, una favola per rassicurare, un' animazione in sala giochi o un semplice saluto dalla soglia della stanza.
A volte è veramente difficile non affezionarsi, è difficile rimanere estranei... ma personalmente l'unico modo per legarmi ad ogni "sovrano" e famiglia è quello di entrare in sintonia con loro attraverso un gioco ben riuscito, attraverso una favola letta con passione, attraverso una parola in teoria sussurrata all'orecchio, ma in pratica urlata, così che anche i genitori possano ridere della marachella suggerita... Insomma piccoli gesti solo apparentemente superficiali, ma che nascondono il mio modo di dire: "Grazie per l'attenzione e spero vi siate divertiti come è successo a me adesso. Se così non fosse la prossima volta andrà sicuramente meglio! Grazie mille e alla prossima".
So che non è molto, ma non sarei in grado di offrire nulla di altrettanto efficace.
Gigio

12 settembre 2012

Sorridere profondamente

Alcuni piccoli concetti li impari sin da piccolo... Inizi a riconoscere chi sono i tuoi genitori al solo sentire la voce, riconosci i nonni dalle carezze rubate, riconosci il pavimento quando per le prime volte provi a spiccare due balzi per provare a camminare... inizi a capire cosa voglia dire velocità quando provi ad aumentare i tuoi passi per correre incontro ad una caramella e inizi a capire cosa vuol dire ridere quando quella caramella finisce tra le tue mani ed ha proprio il tuo sapore preferito... proprio quello che hai imparato ad assaporare...
Crescendo questi piccoli concetti si perdono un po' perché i genitori li vedi sempre un po' di meno, così come i nonni... il pavimento non lo noti nemmeno perché è in diretto contatto con le tue scarpe... La velocità viene sostituita dal motorino, dalla macchina se non addirittura dall'aereo... e di certo non si corre per recuperare una misera caramella...
gaslini band band
Arriva il momento in cui però hai l'esigenza di ritornare indietro, di ricordare quei momenti non perché sei nostalgico, non perché non sei soddisfatto di quello che hai fatto, ma proprio perché hai bisogno di recuperare un po' di quei sorrisi che erano in grado di trasformare una casa triste in una confusione totale, in una gioia incontenibile e in un affetto fortissimo in grado di spazzare ogni perplessità.
La band degli orsi mi sta insegnando proprio a ridere con gusto, con convinzione, con gioia e con grande profondità, cercando di andare a cogliere quel sorriso contagioso che da piccolo mi veniva spontaneo e che adesso trattengo un po'... non so quanto effettivamente la Band ci stia mettendo del suo in questa lezione, ma di sicuro attinge buona parte di questo modo di ridere dai sorrisi dei bambini quando una marionetta fa una voce buffa, dai genitori e dai parenti che ascoltano incuriositi le fiabe che vengono raccontate ai propri piccini e dai compagni orsi che si incontrano in reparto, in tana e/o agli eventi esterni e sempre pronti ad aprire le proprie braccia verso una persona che chiede loro anche solo un semplice sorriso.
Gigio

2 settembre 2012

I colori della Band

gaslini band band
I colori della band
Da piccolo impari che i colori sono fondamentali: la casa ha quasi sempre il tetto con le tegole rosse, il sole è giallo intenso come le stelle e la luna, il ruscello è azzurro, la montagna è verde e il tronco dell'albero è marrone... Gli altri colori non hanno la stessa importanza.
Poi si cresce e se ne aggiungono degli altri: si impara che esiste anche l'arcobaleno che introduce i colori violetto, indaco e arancione... Pensi siano finiti, ma, crescendo ancora, iniziano a comparire colori scuri (come il nero e il grigio), freddi come il blu tenebra oppure colori molto accesi come il rosso porpora o il magenta... Inizi a comprendere quindi che esistono le sfumature...
Ti insegnano che non puoi accostare due colori troppo accesi oppure troppo spenti... Ma nemmeno usare sempre lo stesso, perché sarebbe un grande spreco. Allora si ricorre ai grandi accoppiamenti classici: il bianco e il nero stanno bene su tutto... Ma dopo un po' di tempo ti annoi e ti rendi conto che ti servono nuovi abbinamenti...

Finisci il corso di formazione a febbraio e ti regalano una maglia di 4 colori accostati in modo molto strano ed ognuno ha la propria. La mia ha la manica destra arancione, quella sinistra gialla, la parte frontale marrone e quella posteriore celeste... Ed ecco che ho ritrovato i colori che mi mancavano... Proprio quei colori che da piccolo riempivano i miei disegni.
Questi colori adesso li porto con me e cerco sempre di lasciarli in ogni stanzetta, sperando che tra questi ci sia proprio quello che si era smarrito strada facendo proprio come era successo a me. Spero che quell'arancione porti il calore dei raggi di sole, quel giallo la luce dove si sta oscurando, quel celeste la freschezza dell'acqua di un fiume di montagna e quel marrone la forza di un grande tronco di un albero che continua a sfidare il tempo allungandosi fino a raggiungere il cielo per osservare tutto dall'alto.
Gigio

4 luglio 2012

Pensieri notturni

Caro diario,

sono le 23,50....lo so che stai pensando...." ma sta qui..deve sempre scrivere a quest'ora????"
Sono tornata dalla riunione della Band alla Croce Verde di Quinto.Riunione è una parolo troppo professionale...
Chiamiamolo un incontro tra volontari per conoscerci tra grandi e piccoli orsi/e; scambiarci emozioni, confrontarci..

Colori nella notte band
Bellisssssssssimo (lo so diario...non è un errore di battitura,le tante esse servono per farti capire quanto è stato bello...bisogna dirti sempre tutto): 
Luci ed ombre..per una frana come me che non sa disegnare è andata fin bene....
Il gusto... a me che piace tanto cucinare,ma non mangiare...non avrei mai pensato quante emozioni può darti un pomodorino secco.
Non ho parole, poi, sul cinema conchiglia.... il cacio sui maccheroni...tanto per stare in tema culinario.
Veramente ...sono i piccoli gesti che portano ai grandi cambiamenti...è
l'amore che fa girare il mondo e da questa sera ho capito anche" il sorriso".

Grazie a tutti Orsi/e per la serata....si ...caro diario ...passo e chiudo...buona notte
Teresa

3 giugno 2012

Esserci sempre NONOSTANTE

La parola su cui rifletto oggi è NONOSTANTE, l'ho presa come ispirazione da un'articolo di Gramellini riferito al terremoto che ha scosso in questi giorni l'Emilia.
Nonostante è una parola che mi da forza che mi fa pensare al volontariato e in particolare alla Band e ai suoi volontari: gli "Orsi". Abbiamo avuto tra tanti momenti belli anche momenti profondamente difficili: scontri, delusioni, perdite ma ci siamo sempre rialzati per cui questa parola che ha segnato la mia giornata, questo incoraggiamento lo dedico alla Band "Esserci sempre NONOSTANTE"

Presenza al torneo a Rapallo
Nonostante fuori dall'ospedale ci sia il sole tu sei dentro a fare attività.
Nonostante tutta la settimana tu sia chiuso in un ufficio il weekend ti chiudi in tana con il sorriso.
Nonostante la tana sia ancora un sogno, un idea, segui un corso per diventare volontario di tana.
Nonostante tu sia andato al lunedì alle prove del musical, martedì all'incontro con la psicologa del gruppo di oncologia, giovedì partecipi lo stesso alla consueta formazione per volontari.
Nonostante sia via da Genova per lavoro per una settimana, per la band ci sei comunque: sul blog su facebook o a scrivere progetti.
Nonostante ti abbiano rifiutato in una stanzetta perché il bambino era stanco non perdi coraggio e bussi ad un'altra porta.
Teatrolandia & Mago di Oz
Nonostante la malattia per chi la vive sia come una voragine profonda che inghiotte i sorrisi e le speranze tu trovi il coraggio di raccontare favole.
Nonostante da dietro la porta si sentano pianti di un bambino tu bussi ugualmente a quella porta.
Nonostante la fatica della giornata si faccia sentire e quando esci dall'ufficio vorresti solo sdraiarti sul letto e riposare, ti dirigi comunque verso il Gaslini per prendere la tua borsa carica di fiabe e marionette e andare a trovare i bimbi con i loro genitori.
Nonostante tu sia a casa in convalescenza scalpiti per riprendere l'attività Band.
Camerieri Montepegli 2011
Nonostante tu debba andare in ferie ti preoccupi che ci sia qualcuno a coprire i turni in tana.
Nonostante ci sia un evento esterno che prevede di servire ai tavoli tu ci sei anche se eri entrato nella band per stare con i bimbi e fare accoglienza ai loro genitori.
Nonostante a casa ci sia il tuo bambino che ti aspetta, riservi ugualmente un po' del tuo tempo ai bimbi del Gaslini.
Nonostante ti abbiano criticato ti rimetti sempre in gioco per continuare ad esserci.
Vera